venerdì 23 gennaio 2026

📝 Febbre all'asilo: perché colpevolizzare i genitori non è la soluzione (e cosa dice la scienza). Spiegazioni dopo lo sfogo di alcuni genitori.

📝 Febbre all'asilo: perché colpevolizzare i genitori non è la soluzione (e cosa dice la scienza). Spiegazioni dopo lo sfogo di alcuni genitori.

L’episodio di cronaca che ha visto protagonisti Federica Pellegrini e Matteo Giunta ha agito come un potente reagente chimico, portando a galla una tensione sociale che cova sotto la superficie della quotidianità di milioni di famiglie italiane. 

Lo sfogo contro i genitori definiti "irresponsabili" per aver portato figli febbricitanti al nido è comprensibile dal punto di vista umano — il nervosismo è una reazione naturale davanti alla sofferenza del proprio figlio — ma come pediatra sento il dovere di smontare la narrazione semplicistica dell’"untore". 🤒 Con ciò non giustfico certamente chi porta il bambin malato, o in condizioni di salute non ottimali, in comunità.

🦠 L'iceberg infettivo: il contagio avviene "nell'ombra"

La realtà microbiologica è molto più complessa di un termometro che segna 37.5°C. 

Esiste un concetto epidemiologico fondamentale: l'iceberg infettivo.

  • La parte visibile: febbre, vomito, macchie sulla pelle.
  • La parte sommersa: il periodo di incubazione e la fase prodromica, durante i quali il virus si replica e la diffusione nell'ambiente è già massima e il contagio può avvenire anche se il bambino appare sano.

La scienza ci insegna che la maggior parte dei virus ha già compiuto il suo "salto" verso nuovi compagni ben prima che compaia la febbre. In una comunità infantile, il contagio non è una possibilità, ma una certezza statistica dovuta alla densità e ai comportamenti naturali dei bambini. 🧒👧 (vedete la tabella allegata).

🔬 Casi emblematici: quando il virus è invisibile o persistente

Alcuni patogeni mettono letteralmente in crisi ogni protocollo di esclusione rigido:

  1. Mononucleosi (EBV): Ha un'incubazione lunghissima (30-50 giorni) e lo shedding (l'eliminazione del virus nella saliva) persiste per mesi dopo la guarigione, potendo riattivarsi a intermittenza per tutta la vita. Isolare un bambino dopo la diagnosi è spesso un gesto futile per la prevenzione comunitaria: i compagni sono già stati esposti per settimane.
  2. Rotavirus e Norovirus: Sono "bombe biologiche". Il Rotavirus è presente nelle feci in quantità massicce prima della diarrea e persiste per 10 o più giorni dopo la guarigione clinica. Il Norovirus può essere eliminato per settimane. 🚽
  3. Quinta Malattia: Questo è il caso più controintuitivo. Il bambino è contagioso prima che compaia il tipico rossore sulle guance; quando il rash è visibile, il bambino non è più contagioso e l'esclusione è inutile. 🌸
  4. RSV (Virus Respiratorio Sinciziale): La contagiosità inizia un giorno prima dei sintomi e l'eliminazione del virus nei lattanti può durare fino a un mese. Per altre malattie demando alla tabella.

⚖️ Sopravvivenza economica vs Etica della cura

Perché i genitori "rischiano"? Non si tratta di cattiveria, ma spesso di sopravvivenza economica in un sistema di tutele inadeguato. 💸 Anche se inalcuni casi si rasenta l’incuria (forma di maltrattamento).

  • La solitudine delle famiglie: La rete dei nonni è spesso assente perché sono ancora al lavoro o troppo lontani.
  • L'ingiustizia normativa: Mentre nel settore pubblico i primi 30 giorni di malattia del figlio sono retribuiti al 100%, nel settore privato questi giorni sono spesso non retribuiti. Per una famiglia, perdere giorni di stipendio è una "tassa sulla malattia" insostenibile.

📢 Un Manifesto per la Salute Infantile: il mio appello

Dobbiamo smettere di insultarci sui social e chiedere alla politica interventi strutturali:

  1. Equiparazione del settore privato al pubblico per la retribuzione dei congedi di malattia del figlio.
  2. Smart working come diritto soggettivo certificato per la cura dei figli.
  3. Welfare di prossimità con voucher per babysitteraggio d'emergenza.

Cari genitori, la solidarietà tra famiglie è l'unico antidoto. 

Chi vi ha "contagiato" oggi poteva anche stare bene ieri. Ma ricordate: un bambino febbricitante è fragile. Portarlo a scuola lo espone a complicazioni (otiti, polmoniti) che richiederanno cure molto più lunghe. A volte, perdere due giorni oggi ne fa guadagnare dieci domani. 🌈


⚠️ Rischi/limiti

La medicina non è una scienza esatta e la contagiosità varia in base alla carica virale e alla risposta immunitaria del singolo bambino. I dati riportati si basano sulle medie epidemiologiche e non sostituiscono il parere del pediatra curante.

🚀 Allora? 

  • Per i genitori: Se il bambino è abbattuto, irritabile o ha avuto vomito/diarrea nelle ultime 24 ore, deve restare a casa a prescindere dal valore del termometro.
  • Per i politici: È necessario inserire in agenda la retribuzione dei permessi per malattia del figlio, per permettere ai genitori di scegliere la salute senza rischiare il tracollo economico.

📊 Tabella della Contagiosità Invisibile

Allego questa tabella sintetica (basata sul Red Book dell'American Academy of Pediatrics) che riassume i tempi di contagio prima e dopo la manifestazione dei sintomi.

(Vedi immagine allegata: tabella_contagio_pediatria.png)


Fonte scientifica: Red Book AAP 2021-2024.

#PediatriaConsapevole #FebbreAsilo #SaluteBambini #WelfareFamiliare #GenitoriEPediatri

#ferrandoalberto



 














martedì 20 gennaio 2026

Non un'altra tragedia silenziosa: impariamo tutti la manovra salvavita contro il soffocamento: Riflessioni dopo l'ennesima perdita evitabile di una piccola vita

Non un'altra tragedia silenziosa: impariamo tutti la manovra salvavita contro il soffocamento: Riflessioni dopo l'ennesima perdita evitabile di una piccola vita


Oggi il cuore si spezza di nuovo. Una bambina di due anni, con tutta la vita davanti, non c'è più. Soffocata da un wurstel durante un pasto insieme ai suoi genitori a Vibo Valentia. Trasportata d'urgenza in ospedale, è arrivata in arresto cardiaco. I medici hanno fatto tutto il possibile, ma non è bastato.

Fermatevi un momento. Respirate.

Pensate a quella mamma, a quel papà. Un attimo prima stavano condividendo un pasto con la loro bambina. Forse ridevano, forse stavano programmando il pomeriggio. E poi, in un istante che sembra rallentare all'infinito eppure scorre troppo veloce, tutto è cambiato. Per sempre.

Queste non sono statistiche fredde sui giornali. Sono famiglie distrutte. Sono culle che resteranno vuote. Sono compleanni che non si festeggeranno mai. Sono primi giorni di scuola che non arriveranno. Sono sogni spezzati, foto che nessuno scatterà più, abbracci che mancano con un dolore fisico insopportabile.

Perché continua a succedere?

Le vie aeree di un bambino piccolo sono incredibilmente strette. Basta così poco – un pezzo di cibo della dimensione sbagliata, tagliato nel modo sbagliato, ingerito troppo in fretta – per bloccare completamente il respiro. E quando accade, ogni secondo conta. Non minuti. Secondi.

Il tempo che impiega un'ambulanza ad arrivare, anche se chiamata immediatamente, è spesso troppo lungo. Troppo terribilmente lungo.

Il peso di un "se solo..."

Immaginate il tormento di quei genitori. "Se solo avessi tagliato il cibo in modo diverso..." "Se solo avessi saputo cosa fare..." "Se solo..."

Quelle due parole – "se solo" – sono tra le più crudeli che un genitore possa pronunciare. E la verità che ci lacera dentro è questa: molte di queste tragedie si possono evitare.

Non con la perfezione. Non eliminando ogni rischio dalla vita dei nostri figli. Ma con la conoscenza, la preparazione, la consapevolezza.

Ai genitori: un appello dal cuore

Care mamme, cari papà, so che vi amate i vostri bambini più della vita stessa. So che fareste qualsiasi cosa per proteggerli. Ma l'amore, da solo, non basta quando vostro figlio smette di respirare.

Vi prego, non per giudicarvi, non per spaventarvi, ma perché tengo profondamente alla vita dei vostri piccoli:

Imparate a tagliare il cibo in modo sicuro

  • I wurstel, le salsicce, i pomodorini, l'uva: vanno tagliati in quarti per il lungo, mai a rondelle
  • La carne va sfilacciata, non data in pezzi
  • Evitate cibi troppo duri, appiccicosi o scivolosi per i più piccoli
  • Fate sedere sempre i bambini quando mangiano, mai in movimento o distesi

Queste non sono regole per "genitori ansiosi". Sono gesti d'amore concreti che richiedono pochi secondi in più, ma che possono salvare una vita.

Imparate le manovre salvavita – oggi, non domani

Non basta aver visto un video su internet. Anche se è meglio di niente. Non basta "sapere più o meno come si fa."

Quando vostro figlio diventa cianotico davanti ai vostri occhi, quando il panico vi assale e le mani tremano, solo ciò che avete praticato davvero potrà guidarvi.

La manovra di disostruzione pediatrica non è difficile, ma deve diventare automatica. Come allacciare le scarpe. Come guidare. Deve essere nel vostro corpo, non solo nella vostra testa.

Cosa fare, concretamente, adesso:

  1. Iscrivetevi a un corso pratico di disostruzione pediatrica e rianimazione cardiopolmonare
    • Con manichini reali
    • Con istruttori qualificati
    • Con esercitazioni ripetute fino a quando i vostri gesti saranno sicuri
  2. Coinvolgete tutti chi si prende cura dei vostri bambini:
    • Nonni
    • Baby sitter
    • Educatori del nido
    • Chiunque possa trovarsi solo con vostro figlio
  3. Ripassate periodicamente: le competenze si perdono se non vengono rinfrescate
  4. Informatevi visitando risorse come www.ferrandoalberto.blogspot.it

Non è questione di essere genitori "perfetti"

Nessuno di noi lo è. Tutti commettiamo errori. Tutti abbiamo momenti di distrazione. Tutti siamo stanchi, sopraffatti, imperfetti.

Ma possiamo scegliere di essere preparati.

Possiamo scegliere di dare a noi stessi, e ai nostri bambini, una possibilità in più se accade l'impensabile.

Un ultimo pensiero per quella famiglia

Alla mamma e al papà di quella bambina di Vibo Valentia: il mio cuore è con voi in questo dolore inimmaginabile. Nessuna parola può alleviare ciò che state vivendo. So che vi state torturando con i "se solo", e vorrei potervi togliere quel peso, anche se so che è impossibile.

La vostra tragedia non deve essere vana. Ogni genitore che legge questa notizia e decide di formarsi, ogni vita salvata da questo momento in poi, sarà anche un piccolo tributo alla memoria della vostra piccola.

Non aspettiamo la prossima notizia straziante

Oggi stesso, condividete questo messaggio. Oggi stesso, cercate un corso nella vostra zona. Oggi stesso, cambiate il modo in cui preparate il cibo per i vostri bambini.

Salvare una vita non è eroismo. È amore in azione. È responsabilità. È la scelta consapevole di non voltarsi dall'altra parte dicendo "a me non capiterà mai."

Perché può capitare a chiunque. Ma non deve finire sempre in tragedia.

I nostri bambini meritano che noi sappiamo come proteggerli. Non solo con l'amore, ma anche con la competenza.

Impariamo insieme a salvare vite. Per loro. Per noi. Per quella bambina che non c'è più, e per tutte quelle che possiamo ancora salvare.


Con tutto il cuore,
Un appello a ogni genitore, educatore, nonno, zio, fratello maggiore: formiamoci. Oggi.

#NonUnAltraTragedia #ManovreSalvavita #GenitorInformato #PrevenireSiPuò #DisostruzionePediatrica #SalviamoINostriBambini #ManovraHeimlich #ManovraSalvavita



domenica 18 gennaio 2026

Se cambi l'inizio della storia, cambi la storia: omicidio a La Spezia e Casa nel bosco

Se cambi l'inizio della storia, cambi la storia: omicidio a La Spezia e Casa nel bosco

Dalle case di 35 mq a La Spezia ai coltelli a scuola: l'emergenza non è l'arma, ma dove crescono i nostri figli.

In questi giorni, i giornali e le televisioni sono saturati dalla cronaca di una tragedia avvenuta  a La Spezia

Un ragazzo di 19 anni, Abanoub Youssef, è morto ucciso dalla mano di un coetaneo, Atif, a scuola tra i banchi dell'Istituto Chiodo 🏫.

Si parla di coltelli, di nuove sanzioni, di metal detector nelle scuole, di abbassare l'età imputabile. 

Si cerca, come sempre, il colpevole nell'oggetto o nella mancata repressione. 

Eppure, in questo frastuono mediatico, non si parla, per ora, della situazione di disagio: Atif viveva con la sua famiglia – padre, madre e due fratelli, in cinque persone – in 35 metri quadrati🏠🚫

Cito spesso una frase fondamentale del Nurturing Care Framework (il documento OMS/UNICEF per lo sviluppo infantile): "Se cambi l'inizio della storia, cambi tutta la storia". Oggi, purtroppo, ci stiamo concentrando sulla fine tragica della storia di Abanoub e Atif, ignorando il disagio abitativo, sociale e, sembra anche emotivo.

⚖️ L'ipocrisia dell'attenzione mediatica: Palmoli vs La Spezia

Esiste una gerarchia invisibile nel dolore e nel disagio che determina chi merita la nostra attenzione e chi no. Pochi mesi fa, l'opinione pubblica si è divisa sul caso dei cosiddetti "bambini del bosco" a Palmoli (Chieti) 🌲. Lì, le istituzioni e i media si sono mobilitati per una scelta ideologica dei genitori di vivere "fuori dal sistema". Ci siamo indignati, abbiamo discusso, sono intervenuti il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila e gli assistenti sociali; il Comune ha cercato case e maestre a domicilio per garantire a quei bambini una "normalità".

Ma chi si indigna per le migliaia di bambini come Atif che vivono ammassati nelle nostre città, invisibili ai radar finché no succede qualche brutta cosa o addirittura non scorre il sangue? 🩸 È molto più facile puntare il dito contro una scelta di vita bizzarra come quella di Palmoli che ammettere che il nostro sistema tollera che cinque esseri umani vivano in uno spazio dove è impossibile garantire la dignità, la privacy e la calma necessarie per crescere.

🧠 35 metri quadrati: dove la Nurturing Care soffoca

Perché insisto sui metri quadrati? Perché lo spazio non è solo una questione immobiliare, è una questione di salute mentale. La prevenzione primaria si fa nei primi 1000 giorni di vita. Per sviluppare la capacità di regolare le emozioni, di gestire la frustrazione e di non reagire con violenza, un bambino ha bisogno di:

  1. Relazioni responsive: Genitori capaci di ascoltare e rispondere ai bisogni con calma. 🤱
  2. Sicurezza: Un ambiente prevedibile e protetto. 🛡️
  3. Spazio mentale e fisico: La possibilità di isolarsi per calmarsi (il famoso "tempo fuori" o cooling off). ⏱️

Immaginate di crescere per 19 anni in una stanza dove non c'è mai silenzio, dove la tensione degli adulti è palpabile a ogni respiro, dove il conflitto è perenne per la semplice mancanza di aria. In queste condizioni, il cervello viene inondato di cortisolo (l'ormone dello stress) in modo cronico. I "freni inibitori" della violenza rischiano di non formarsi correttamente.

🙈 Le tre scimmiette e il dovere della diagnosi precoce

Ora sono in corso le indagini e sembra emergere che Atif qualche problema o fragilità pregressa l'avesse. Da medico, non ho dati clinici per poter dire qualcosa sul caso specifico, e il rispetto impone cautela. Ma, parlando in generale, la lezione è chiara: i problemi si devono prevenire fin dai primi periodi di vita e rilevare precocemente appena si manifestano.

Sappiamo bene che non tutto è possibile prevenire: la mente umana è complessa e l'imprevedibile esiste. Ma come società abbiamo il dovere di evitare l'atteggiamento delle famose tre scimmiette:

  • 🙈 Non vedo: ignoriamo il sovraffollamento e il degrado finché non diventano cronaca nera.
  • 🙉 Non sento: non ascoltiamo i segnali di disagio (l'isolamento, l'aggressività, le difficoltà a scuola) lanciati anni prima del gesto estremo.
  • 🙊 Non parlo: non denunciamo le carenze dei servizi di supporto alla genitorialità e alla salute mentale infantile.

Se un ragazzo ha dei problemi, questi vanno intercettati a 3 anni, a 6 anni, a 10 anni. Non possiamo accorgercene solo quando avviene un fatto, tragico e drammatico, come in questo caso.

🗓️ Conclusioni: Non è mai troppo tardi, ma bisogna agire presto

Non possiamo salvare la vita spezzata di Abanoub e quella della sua famiglia e anche della famiglia di Atif

Ma abbiamo il dovere morale di guardare in faccia la realtà per tutti gli altri ragazzi. 

Smettiamo di parlare solo dei sintomi (la violenza, l'azzardo, i coltelli) e iniziamo a curare la malattia: la solitudine delle famiglie, il sovraffollamento, la mancanza di diagnosi precoce.

Dobbiamo avere il coraggio di investire sull'inizio della storia. Perché se non cambiamo l'inizio, il finale sarà, tragicamente, sempre lo stesso.

Dott. Alberto Ferrando Pediatra

#LaSpezia #Abanoub #EmergenzaEducativa #Primi1000Giorni #NurturingCare #Prevenzione #NonVedoNonSentoNonParlo #Atif





sabato 17 gennaio 2026

Come (provare a) litigare bene con il figlio/figloia adolescenti

🧭 Le 5 Regole d'Oro per "Litigare Bene"

1. La Regola del "Tempo Fuori" (Cooling Off) ⏱️

Se la rabbia sale e senti che stai per urlare o dire cose di cui ti pentirai, fermati.

  • Cosa fare: Di' chiaramente: "In questo momento siamo troppo arrabbiati per parlarne. Riprendiamo il discorso tra un'ora (o domani)".
  • Perché: Quando il cervello è in preda all'emozione pura, la parte logica si spegne. Discutere in quel momento è inutile e dannoso.

 

2. Attaccate il Problema, non la Persona 🚫👤

Evita frasi che etichettano tuo figlio (es. "Sei il solito pigro""Sei un irresponsabile").

  • Cosa fare: Concentrati sul fatto specifico. Invece di "Sei un disordinato", prova con: "Mi dà fastidio trovare i vestiti per terra perché inciampo e la stanza diventa inagibile".
  • Perché: L'attacco personale spinge l'adolescente a difendersi o a contrattaccare, chiudendo ogni canale di ascolto.

 

3. Non Cercate il "Colpevole", ma la Soluzione 💡

In un litigio tra adulti e adolescenti non vince chi urla di più, ma chi riesce a trovare un compromesso accettabile.

  • Cosa fare: Chiedi a lui/lei: "Ok, siamo in disaccordo su questo orario. Quale pensi possa essere una soluzione che rispetti sia il tuo desiderio di stare fuori, sia il mio bisogno di sapere che sei al sicuro?".
  • Perché: Coinvolgerli nella soluzione insegna loro la responsabilità e la negoziazione, competenze vitali per la vita adulta.

 

4. Ascolto Attivo (anche se non sei d'accordo) 👂

Spesso i ragazzi urlano perché sentono di non essere ascoltati o presi sul serio.

  • Cosa fare: Lasciali parlare senza interrompere. Poi sintetizza: "Quindi tu mi stai dicendo che ti senti soffocato se ti chiamo ogni ora, ho capito bene?".
  • Perché: Sentirsi compresi abbassa immediatamente il livello di aggressività, anche se le regole restano ferme.

 

5. Evita “spiegoni": Non dare spiegazioni infinite 🤐

Gli adolescenti detestano i "predicozzi" lunghi mezz'ora.

  • Cosa fare: Sii sintetico, chiaro e fermo sui valori non negoziabili. Meno parole usi, più peso avranno quelle che pronunci.

🚩 Quando il litigio deve preoccupare? (Il parere del Pediatra)

È normale discutere, ma presta attenzione se compaiono questi segnali:

  • Violenza fisica o distruzione di oggetti.
  • Insulti gravi e costanti che mirano a distruggere l'autostima.
  • Silenzio punitivo che dura giorni (ritiro sociale).
  • Negazione totale di ogni regola o dialogo.

In questi casi, non aspettare che la situazione degeneri: parlarne con il pediatra è il primo passo per capire se serve il supporto di uno specialista della relazione.


🗓️ Cosa fare poi?

Se hai avuto un brutto scontro nel weekend, lunedì mattina prova a fare un passo verso di lui/lei senza riaprire la ferita. Un semplice: "Mi è dispiaciuto per come abbiamo litigato ieri. Ci tengo a te e vorrei che trovassimo un modo migliore per dircelo" può fare miracoli per riaprire la porta della stanza (e del cuore). ❤️

#LitigareBene #Adolescenza #GenitoriEFigli #EducazioneEmotiva #AlbertoFerrando